Cantine Aperte Marche
Marche: regione in fermento
La viticoltura marchigiana, conosciuta un tempo solo per i suoi vini bianchi, tra i quali spicca il glorioso Verdicchio, oggi può andar fiera anche di alcuni rossi che nascono dal valido uvaggio di Sangiovese e Montepulciano.
Regione collinare per eccellenza, le Marche rappresentano per la vite un habitat omogeneo nel quale i suoli sono costituiti dalle argille del primo Appennino (solo il monte Conero ha natura calcarea). Anche nel vigneto, un tempo feudo dei bianchi, si registra un certo equilibrio: da una parte Sangiovese e Montepulciano; dall’altra Trebbiano Toscano e gli indigeni Verdicchio e Biancame; quindi una miriade di ceppi minori tra i quali Vernaccia Nera e Lacrima, testimoni di antiche produzioni. A questa realtà fa riscontro uno scenario che muta da nord a sud: dai Colli Pesaresi, nella sfera d’influenza romagnola, all’entroterra anconetano e maceratese, patria del Verdicchio, fino al confine abruzzese con il Rosso Piceno. La produzione delle 12 Doc marchigiane è decima in Italia, con il Verdicchio dei Castelli di Jesi nella posizione di vertice tra i singoli vini. Queste sono le cifre di una viticoltura dove sono in atto significativi cambiamenti: per esempio, sfruttare al meglio l’ecletticità del Verdicchio nelle versioni Riserva, Passito e Spumante, che rendono merito alla sua eccezionale struttura; ancora, valorizzare nel campo dei rossi il Montepulciano, più affine al luogo rispetto al Sangiovese, e nei bianchi le varietà autoctone rispetto al Trebbiano Toscano; infine, potenziare quei vitigni internazionali – Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay e Sauvignon – che possono migliorare la resa dei vini locali senza stravolgerne la fisionomia.